NON CHIAMARLO TRENTO DOC

17 Febbraio 2021

Non c’è “colore” di ordinanze che possa frenare la mia voglia di esplorare nuove emozioni. Ormai ho deciso: ogni 15 giorni visiterò una cantina. Voglio tornare al mio vero ruolo: quello di Oste, con la O maiuscola.

Motivo per cui mercoledì ho visitato una cantina del nostro Trentino che al “Pettirosso” ha un ruolo importante essendo uno dei suoi vini tra i più venduti in Osteria negli ultimi tre anni.

Mi sto riferendo all’Azienda Agricola Bellaveder, fu Maso Belvedere, meravigliosa realtà familiare che si trova alle pendici della collina di Faedo, nel cuore della val di Cembra, immediatamente alle spalle dell’Istituto Agrario di San Michele.

Panorama meraviglioso, otto ettari di vigneti in un corpo unico, che esaltano l’amore per il proprio lavoro di vignaioli. Questi sono solo alcuni aspetti che contraddistinguono questa importante realtà trentina sempre esistita, ma che ha avuto una grande evoluzione nel 2003, anno in cui il signor Tranquillo, patron della cantina, ha deciso di costruire l’attuale cantina.

L’amore per la terra si percepisce anche dall’idea di convertire l’azienda interamente al biologico, perché i migliori vini nascono in vigna e non in cantina. Per questo la cura del vigneto è maniacale, in tutte le stagioni, e il vino viene accompagnato con amore finché non arriva nel bicchiere del cliente finale.

Le sfumature gustative dei loro vini sono esaltate dall’esposizione dei vigneti che godono di una preziosa escursione termica, alla quale si aggiunge l’Ora del Garda che soffia delicatamente tutto il giorno.

Un “mélange” di privilegi che permette di ottenere vini estremamente eleganti e raffinati, non solo per merito del terroir in cui si trova l’azienda, ma anche dalla volontà di Tranquillo, affiancato dal figlio Andrea e da Luca in veste di enologo, di creare vini che devono rispecchiare tutte le peculiarità del territorio in cui sono prodotti.

La gamma proposta da questa importante realtà spazia dai vini tipici del nostro Trentino: dal Teroldego al Mueller Thurgau, dal Sauvignon al Pinot Nero, per concludere, ma non per ultimo, con il Trento Doc.

Se personalmente devo associare questa cantina ad un vino in particolare mi viene spontaneo di associarla al “Trento Doc”. Il loro “Nature Riserva” è ormai da qualche anno il nostro aperitivo ufficiale in Osteria. Si connota per pulizia di gusto ed eleganza, perlage delicato e persistente, profumi tipici di crosta di pane ma sempre con un’incredibile delicatezza.

 

“NATURE” BRUT TRENTO DOC ROSE’ RISERVA

Durante la visita ho assaggiato per la prima volta il Trento Doc Rosè Riserva prodotto con uve Pinot Nero. Mi sono subito permesso di criticare il colore che ho trovato di un rosa troppo tenue: ormai siamo abituati a bere degli spumanti rosati che tendono più ad un rosso scarico. Tranquillo e Andrea mi hanno quindi spiegato che non fanno fare macerazione con le bucce, bensì utilizzano unicamente il mosto che si ottiene dalla prima spremitura dell’uva, motivo per il quale il vino poi si presenta di un colore così chiaro. Al gusto si presenta raffinato ed elegante, a tal punto che mi riporta alla memoria alcuni grandi Champagne assaggiati di recente. Per questo, come ho scritto nel titolo, non merita di essere chiamato Trento Doc. Sembra un vino proveniente da tutt’altre terre.
Un grande capolavoro dell’enologia trentina, bravi!

 

“FAEDI” PINOT NERO RISERVA

Durante la nostra chiacchierata mi è sorta spontanea una domanda: “Ci sono similitudini tra questa zona e quella famosa di Mazzon?”. Certo che sì, è stata la risposta: “Le caratteristiche del terreno sono praticamente simili”. Questo spiega il motivo per cui il loro Pinot Nero “Faedi” mi è sempre piaciuto in modo particolare, a tal punto da considerarlo uno dei migliori prodotti in Trentino, se non il migliore. Sono convinto che messo alla cieca in una batteria con alcuni vini altoatesini darebbe loro del filo da torcere.
Dal colore rosso rubino leggermente scarico, tipico del vero Pinot Nero, al naso ho subito incontrato una nota di caffè e di tostatura che poi con il tempo si è trasformata in una spezia molto delicata affiancata da una frutta rossa matura. Al palato predomina sempre l’eleganza, caratteristica imperdibile che ho riscontato in tutti i vini dell’azienda, abbinata ad un tannino morbido, una buona struttura e un equilibrio quasi perfetto.

Conclusioni: ho sempre considerato questa cantina una di quelle dal potenziale più grande della recente storia enologica del Trentino. Trovo che la crescita fatta in questi anni da parte di questa famiglia di vignaioli sia stata importante a tal punto da essere convinto che presto diventeranno una delle realtà più blasonate della nostra provincia. Ci sono tutte le caratteristiche per ottenere dei risultati importanti. La passione di Tranquillo e Andrea poi mettono un acceleratore pazzesco al loro raggiungimento.

In alto i calici.

Paolo

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