propOste Divine – Chianti si, Chianti no

22 Giugno 2020

 

Come per ogni cosa anche nel mondo del vino ognuno la pensa diversamente.

 

Una delle zone che da questo punto di vista dividono in due la platea è la Toscana, zona ricca dal punto di vista enologico la cui produzione è basata soprattutto sul vitigno Sangiovese.

 

La ricetta classica del Chianti, quella storica del Barone Ricasoli, prevedeva la possibilità di utilizzare il 70 % di uve rosse Sangiovese e il restante 30% diviso tra Canaiolo ed uve bianche Malvasia e Trebbiano.

 

L’uva bianca oltre a rendere il vino più brillante serviva per rendere il sapore più dolce al palato.

 

La ricetta prevedeva quindi la possibilità di utilizzare solo vitigni toscani.

 

Oggi è cambiata, alla base abbiamo sempre un 70/80% di Sangiovese ma il restante è a discrezione dell’azienda produttrice potendo aggiungere anche uve non autoctone come il Merlot e il Cabernet.

 

Ed è proprio qui che si divide l’opinione pubblica.

 

Tipico o moderno?

 

Bella domanda ma personalmente sto dalla parte del tipico.

 

L’altra sera ho stappato una bottiglia di Chianti consigliatami recentemente da Claudio un mio carissimo amico e rappresentante e l’ho servito alla cieca in una serata dove su due tavoli distinti c’erano alcuni membri di “Un bicchiere con l’Oste” ed è partita subito la discussione.

 

Il vino che ho stappato è prodotto da un piccolo produttore fino ad all’altra sera a me sconosciuto proprietario di un piccolo appezzamento di terra nel comune di Gaiole in Chianti.

 

In questa zona il terreno è costituito da rocce di arenaria, è sabbioso e con pendenze rilevanti.

 

Siamo a più di 400 metri di altitudine, si produce un Chianti più fresco rispetto ad altre zone ma proveniente da vigneti esposti totalmente a Sud.

 

Per la maggior parte il produttore ha utilizzato quasi completamente il Sangiovese con l’aggiunta della Malvasia Nera e del Canaiolo. La prima regala colore e morbidezza, il secondo profumi.

 

L’ho trovato un vino ricco, pieno, con la giusta acidità e una piacevole nota aromatica al naso che ti invita alla beva.

 

Un vino che possiede carattere e rispetta in pieno quelle che sono le caratteristiche della sua tipologia.

 

Peccato che ne produca poco e sia difficilmente reperibile.

 

In alto i calici.

 

Paolo

 

 

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Vigna Barbischio Chianti Classico Riserva

Maurizio Alongi

 

 

 

 

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