“BARRICATO” IN CASA – undicesima parte

23 Marzo 2020

E’ la volta di Matteo, i membri di “Un bicchiere con l’Oste” ci stanno prendendo gusto!

 

Vai Matteo…

 

Far parte del Club “Un bicchiere con l’Oste” ha portato un novello delle degustazioni come me a confrontarmi non solo con dei gran appassionati di vino, ma anche con dei veri e propri intenditori, da cui è impossibile non imparare qualcosa di nuovo ogni volta.

 

Soprattutto in questi giorni di reclusione forzata, da prima che nascesse la rubrica “Barricato in Casa”, sulla nostra chat impazzavano le bottiglie che ognuno stappava ogni sera e i relativi immancabili pareri da parte del gruppo. Per questo, quando l’Oste Maledetto ha proposto a tutti di partecipare a questa rubrica, ho voluto ritagliarmi la mia piccola parte.

 

Dopotutto il tempo di scrivere pensando al vino che si sta bevendo non manca. Anzi, ho preso l’occasione della quarantena per sistemare la cantina, ordinare i vini, rivedere le varie annate, in modo da poter chiedere ai più esperti del gruppo, il momento migliore per stappare.

 

Questa sera ho aperto un Villa Gresti 2015 della Tenuta San Leonardo. È un vino che si presta ad un buon affinamento e proprio per questo volevo assaggiarlo in una versione più giovane.

 

Uve Merlot per il 90% e Carmenère per il restante 10, fermentazione in cemento e affinamento per 12 mesi in barrique di rovere, è probabilmente il vino meno conosciuto della Tenuta dei Marchesi Guerrieri Gonzaga.

 

I vigneti sono tutti nella zona sud del Trentino, prima di Borghetto, sul lato ovest dell’Adige, dove il Marchese Carlo coltiva con maestria e passione, soprattutto Cabernet Sauvignon, assieme a Carmenère e Petit Verdot, per il suo San Leonardo, che non credo necessiti di presentazioni.

 

Il Villa Gresti è un po’ una selezione della Tenuta, e questo si presenta al naso, all’apertura, con una lieve brettatura, che sparisce lasciando ossigenare il vino, per lasciare poi spazio alla complessità dei frutti rossi, more soprattutto.

 

In bocca è morbido, con dei tannini molto fini, una struttura non troppo importante ma un’ottima persistenza.

La sua spiccata acidità fa capire quanto l’indicazione data dalla Tenuta stessa, che si presta all’invecchiamento anche per 20 e più, possa essere veritiera.

 

Sarà che la stima che ho per il Marchese Carlo mi rende un po’ di parte nel parlare dei suoi vini, ma penso che la storia della Tenuta, delle persone che da generazioni ci lavorano, sia racchiusa in ogni bottiglia che viene prodotta e ne sia la sua espressione.

 

In alto i calici.

 

Matteo

 

In alto anche i miei di calici. Paolo

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